N° 39

 

GIOCHI PERICOLOSI

 

(PARTE SECONDA)

 

        

LA MORTE NON HA FRETTA

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

            Nei cieli sopra il Texas. Oggi. A bordo di un jet di linea Tony Stark osserva il panorama fuori dal finestrino. Forse sarebbe stato un viaggio più veloce se l’avesse fatto come Iron Man, ma a volte teme di diventare troppo dipendente dall’armatura. Certo: avrebbe potuto prendere un jet aziendale, ma in questi tempi di crisi avrebbe dato un segnale sbagliato. E poi... a lui è sempre piaciuto usare voli di linea… ha i suoi lati divertenti, pensa, mentre si volge alla bionda hostess sorridente che gli sta porgendo un vassoio con su un bicchiere e dei salatini.

-Il suo ginger ale, Mr. Stark.-

-Grazie… ehm… Doris.- risponde Tony, facendo automaticamente un sorriso ammiccante, mentre legge il nome della hostess sulla sua targhetta di riconoscimento, che quasi gli balla davanti agli occhi quando lei si china a porgergli il vassoio… e non è la sola cosa che nota –Lei è molto gentile ed io sono uno che apprezza la gentilezza e la cortesia, specie se sono appannaggio di una bella donna… ma ne potremmo riparlare magari più tardi, quando saremo arrivati ad Austin… se le va.-

-Potrebbe essere una buona idea, perché no?-

            Mentre osserva la ragazza andar via, Tony riflette sul fatto che proprio non riesce ad impedirsi di corteggiare le belle donne… anche se abbastanza spesso quest’abitudine gli ha portato guai.

            Mentre l’aereo si appresta ad atterrare nella metropoli texana, sede di numerose aziende specializzate in biotecnologie, Tony ripensa agli avvenimenti delle ultime 24 ore: dal misterioso attacco di nanorobot killer alla REvolution ed alla Stark-Fujikawa, fino alla riunione di famiglia voluta da suo cugino Morgan.

 

Villa Stark, Southampton, Contea di Suffolk, Long Island, ieri. Vi piacciono le riunioni di famiglia? Ammettiamolo: se qualcuna di loro può essere divertente, l’occasione per riallacciare antichi legami e cose simili, altre volte il risultato è solo ipocrisia, falsa cordialità e voglia di essere da un’altra parte. Tony Stark in questo momento vorrebbe proprio trovarsi altrove e non è solo il disagio di trovarsi ospite nella casa dove praticamente è vissuto per decenni fin dalla nascita, c’è decisamente dell’altro.

            Morgan Stark ha voluto fare le cose in grande chiamando a raccolta chiunque si potesse in qualsiasi modo definire come membro della famiglia Stark, compresa qualche ex moglie o, come nel caso di Tony, anche solo le madri dei suoi figli. Ma l’idea non ha suscitato poi tutto quell’entusiasmo che forse lui si aspettava.

            Qualcuno dei presenti Tony lo conosce a malapena. Quella che conosce meglio è Shirley, terza o quarta ex moglie di Morgan e madre del suo unico figlio maschio, che se ne sta in un angolo a bere un aperitivo dietro l’altro discutendo col marito Walter Knight. La donna sta forse bevendo troppo e Tony è troppo sensibile all’argomento. Sta meditando se avvicinarsi ed informarsi con discrezione, quando la sua attenzione è attratta del figlio di Shirley e Morgan, Arno, che se ne sta in un angolo a disegnare.

-Cosa stai combinando, giovanotto?- gli chiede.

-Cosa? Oh sei tu zio Tony? Guarda!-

            Il disegno di Arno rapprenda una versione dell’armatura di Iron Man con delle frecce che indicano la posizione di vari gadget. Si vede che il ragazzino l’ha ridisegnata varie volte, non molto soddisfatto del risultato.

            C’è indubbiamente del talento, pensa Tony, mi ricorda me alla sua età, anche se…

-Interessante.- commenta –Mi sbaglio o è un po’ aggressivo come look?-

-Iron Man deve essere tosto se vuole schiacciare i cattivi.- replica Arno.

-Arno è fissato con le armature…- interviene Kathy Finch, la figlia di Tony -… scommetto che il suo sogno è essere Iron Man da grande.-

-Stupida femmina, fatti gli affari tuoi. Quando sarò grande sarò ad inventare le armature di Iron Man, vedrai.-

            E magari ad indossarne una quando io sarò troppo vecchio per farlo, chi può saperlo? Pensa Tony. Una volta ho incontrato un paio di Iron Man del futuro che dicevano di essere degli Stark[1], chissà se… ma è meglio non pensarci. Se davvero Arno ha lo stesso innato talento per l’elettronica che ho avuto io, meglio sperare che la sua vita sia più tranquilla e con meno tragedie della mia, dopotutto chi ha detto che solo i futuri più cupi debbano avverarsi?

 

            New York, Lower East Side. Oggi. L’uomo che indugia davanti alla porta di una certa stanza dell’Howard Anthony Stark Memorial Hospital, ha quel tipico aspetto da bravo ragazzo tutto casa, chiesa e torta di mele che in epoche più ingenue avrebbe fatto la felicità di mamme in cerca di marito per le figlie. Se a questo aggiungiamo anche gli occhiali con la montatura di tartaruga, che gli danno anche una perenne aria da secchione, finiremo col dare un bel ritratto di un giovane uomo che, a dispetto di un’ingenuità di fondo che ha davvero sempre avuto, è stato un agente segreto di prim’ordine per la maggiore agenzia internazionale di spionaggio: lo S.H.I.EL.D. Del resto, molti si sono pentiti di averlo sottovalutato.

Jasper Sitwell, direttore appena riconfermato del F.B.S.A.[2] non sa cosa fare, stringe nervosamente il mazzo di fiori che ha appena comprato e proprio lui, che non ha avuto esitazioni ad affrontare i marchingegni del Druido, le micidiali trappole dell’A.I.M. e le insidie mortali dell’Hydra, ora non trova il coraggio di avvicinarsi alla donna dai capelli che giace ignara nel letto di un’elegante camera privata pagata personalmente da Tony Stark. Quella donna è Whitney Frost, meglio nota anche come Madame Masque, la prima e forse l’unica donna che Jasper abbia mai amato e che ora giace in un coma vegetativo forse irreversibile, visto che in pratica la sua mente è spenta e che potrebbe rimanere così per sempre.

-Rimpianti, Mr. Sitwell?-

            Prima ancora che la donna alle sue spalle avesse cominciato a parlare l’istinto allenato di Jasper lo aveva spinto a voltarsi, mentre la sua mano correva alla fondina ascellare. Ora, riconoscendo la nuova arrivata, si rilassa, anche se si meraviglia che la donna in questione sia riuscita ad arrivargli alle spalle in pressoché completo silenzio… ma forse lui era distratto dai suoi pensieri su Whitney.

-Oh… è lei, miss Cabe!- esclama -Non mi faccia più uno scherzo del genere. Avrei potuto avere delle reazioni… inadeguate.-

 -Una cosa che ho sempre ammirato in lei, Jasper, è la sua scelta delle parole, degna di un gentiluomo d’altri tempi.- commenta sorridendo Bethany Cabe.

-Frutto di una buona e sana educazione familiare, miss Cabe.- replica Sitwell –Piuttosto… che ci fa lei qui? Da quel che ne so non è mai corso buon sangue tra lei e Whitney.-

-Si riferisce al fatto che un paio di volte ha tentato di uccidermi e che ha scambiato il mio corpo col suo? Beh… non mi ha fatto certo piacere, ma non per questo avrei voluto che finisse così. Lei l’amava, non è vero, Jasper?-

            La domanda coglie Jasper Sitwell fuori guardia e lui risponde quasi istintivamente:

-Tanto tempo fa… quando ero più giovane, più ingenuo e con molte illusioni. Si, l’amavo.-

-E adesso?-

            Mentre parla, la mano di Bethany si è posata sulla spalla di Jasper, ma lui non sembra badarci.

-Adesso? Sono più vecchio, meno ingenuo e forse più disilluso.-

-Questo non lo credo. Quelli come lei… come te non perdono davvero mai i loro ideali, anzi… combattono ancora più duro per realizzarli.-

            Jasper stavolta sorride:

-Lei crede? Si, forse è davvero così. Mi piacerebbe davvero approfondire la questione, ma ora devo andare, Miss Cabe… Dirigere un’agenzia governativa è un impegno duro, sa?-

-Bethany, mi chiamo Bethany, ma tu puoi chiamarmi Beth... e puoi chiamarmi a tutte le ore.-

            Sitwell avvampa come un peperone.

-Uh… ci penserò sopra… Beth.-

            Se ne va a passo di marcia e Beth rimane a guardarlo andar via, poi prende il mazzo di fiori che lui ha abbandonato e lo sistema in un vaso, quindi si volge a fissare l’immobile Whitney Frost con i suoi penetranti occhi verdi.

-È davvero un bravo ragazzo, non lo pensi anche tu?- dice ad alta voce, ma ovviamente non ha risposta. L’elettroencefalogramma di Whitney ha un’improvvisa impennata per poi tornare a valori ordinari.

            Beth esce dalla stanza con un sorrisetto soddisfatto in volto.

 

 

2.

 

 

            Austin, Contea di Travis, Capitale del Texas. Oggi. L’auto sportiva che Tony ha trovato pronta all’aeroporto lo ha portato rapidamente alla sua meta: la sede della Futurepharm, un’azienda farmaceutica specializzata in biotecnologie. Qui, ad attenderlo, c’è la donna con cui è venuto a parlare.

            Non vede Maya Hansen, da parecchi anni, da quando, cioè, frequentavano insieme il M.I.T.[3] A quei tempi lui era un ragazzo prodigio, più giovane degli altri, appena giunto dalla Columbia University. Si era guadagnato il Master in Ingegneria a 21 anni ed aveva lasciato l’istituto subito dopo, non appena fu informato della morte dei suoi genitori, per prendere le redini dell’industria di famiglia. Maya, invece aveva continuato fino a prendere il dottorato in bioingegneria, per diventare poi la più rinomata esperta di nanotecnologie del pianeta… che è poi il motivo che ha spinto Tony a ricercarla dopo tutti questi anni.

            Vedendola sulla soglia del complesso industriale Tony non può non pensare che il tempo è stato generoso con lei: è ancora molto bella, i capelli castani hanno un taglio comodo per chi passa molto tempo in laboratorio, ma non sono troppo corti ed il tailleur marrone che indossa, per quanto severo, non mortifica affatto le sue forme. Ma non Tony non è qui per la sua avvenenza, bensì per il suo cervello.

-Benvenuto, Tony.- lo saluta Maya –Quando ho ricevuto la tua telefonata non riuscivo a crederci. Quanto tempo è passato?-

-Troppo, probabilmente, visto che non ti ricordavo così bella.-

-Sei sempre il solito adulatore, in questo tu, di sicuro, non sei cambiato. Adesso, dimmi: cosa ti porta qui?-

            Diritta al punto. Meglio così, pensa Tony, la posta in gioco è troppo importante per perdersi in convenevoli. Mentre percorrono un lungo corridoio Tony racconta alla ex compagna di corso dell’attacco di nanofagi killer ai complessi industriali della REvolution e della Stark-Fujikawa e conclude:

-… la nanotecnologia non è esattamente il mio campo, per questo ho deciso di consultare te, che sei forse la maggiore autorità degli Stati Uniti… e forse del Mondo… in materia.-

-Davvero lo pensi? Beh, probabilmente non hai torto.-

            Questa è la Maya Hansen che conoscevo, pensa Tony, un misto di arroganza e falsa modestia, con una maggiore preponderanza della prima, per quanto giustificata.

-Come ti ho detto, Maya…- prosegue Tony -… per quanto ne sappia abbastanza, non mi sono mai dedicato approfonditamente alla nanotecnologia e diversamente da come pensa certa stampa, non sono così arrogante da non sapere quando rivolgermi a chi è più esperto di me in certi campi.-

-Sono lusingata che tu abbia pensato a me e non a Reed Richards. Sono sicura che lui ne sappia più di chiunque altro al riguardo.-

-Non nego di averci pensato, ma Richards ha troppo spesso la tendenza a non essere facilmente rintracciabile, ahimé. Tu sei decisamente più affidabile in questo. A proposito, come vanno le cose qui? Avevo sentito che la Futurepharm navigava in cattive acque ed il mio consulente finanziario mi aveva fatto vendere tutte le azioni che avevo. Ora, però, sembra che le cose siano migliorate.-

-Uhm… c’è stato un cambio di proprietà, ma la cosa non mi ha interessata. Le sole cose a cui bado sono le mie ricerche ed i loro risultati. Le questioni finanziare le lascio a chi le capisce.-

-Detto da vera scienziata, ma…-

            Prima che Tony possa continuare, Maya si ferma davanti ad una porta chiusa davanti alla quale c’è un uomo magro, sui 45 anni, che indossa un camice bianco.

-Tony, ti presento il Dottor Aldrich Killian, il nostro capo biologo molecolare. Aldrich… ti presento Tony Stark.-

 -Uhm, piacere di vederla. Come mai è qui?-

-Tony farà una visita guidata al laboratorio.- spiega Maya –Ha dei quesiti da sottoporci.-

-Ah si? Beh se vuole entrare dovrà sottoporsi alle regole di profilassi di tutti gli altri, Non voglio che rovini il lavoro.-

-Non è mia intenzione, dottor Killian.- replica Tony –Che devo fare?-

-Mi segua.-

            Insieme superano la porta ed entrano in una stanza ingombra di scrivanie su cui si vedono le sagome di sofisticati microscopi elettronici di ultima generazione e monitor da cui è possibile vedere ciò che è sotto le “lenti” del microscopio stesso. L’ambiente è illuminato da luci fluorescenti al neon ed ogni tanto si sente una specie di lievissima brezza. Tony capisce che lo scopo delle luci è eliminare ogni genere di germe o batterio, mentre un sofisticato impianto di aerazione mantiene l’aria pulita e totalmente depurata. Interessante e molto costoso.

            Il gruppetto attraversa il salone ed arriva ad un’altra porta. Mostrando una certa riluttanza il Dottor Killian la apre grazie ad una tessera magnetica o, comunque, a qualcosa che sembra tale, ed un esame della retina. Entrano in una specie di antisala spoglia, a parte una sorta di armadio a muro con appese delle tute bianche. Killian invita Tony ad indossarne una, che lo ricopre da capo a piedi, mentre lui e Maya fanno altrettanto.

<<Le nanomacchine, o naniti, come li chiamano talvolta i media, sono organismi delicatissimi.>> spiega Killian, la cui voce arriva filtrata da un microfono <<Una banale desquamazione della pelle od uno starnuto possono rovinare in un momento mesi o anni di lavoro. Qui dentro è l’uomo il pericolo maggiore, mi creda.>>

<<Capisco.>> dice Tony <<Non ho problemi ad adeguarmi.>>

            Lo scienziato apre la porta successiva ed ecco che Tony si trova in uno stanzone dove varie persone, tutte in tute sterili, stanno lavorando. Il posto è pieno di vasche ed altre attrezzature non sempre facilmente riconoscibili.

<<Che cosa ne sa delle nanomacchine, Mr. Stark?>> chiede Killian.

<<Che si tratta di dispositivi artificiali dell’ordine di grandezza da 1 a 100 nanometri[4], capaci di autoreplicazione ed utilizzabili per vari usi, tra cui quelli medici.>>

<<Una definizione imprecisa, ma abbastanza corretta.>>

<<Quelle che vedi, Tony…- interviene Maya Hansen -… sono le vasche, chiamiamole così, dove i primi nanorobot vengono assemblati, per poi procedere essi stessi ad assemblare milioni o miliardi di loro “fratelli”. Il procedimento è assolutamente sicuro e garantito.>>

<<Posso crederci.>> replica Tony <<Mi piacerebbe vedere come sono fatti questi tuoi nanorobot.>>

<<Seguimi.>>

            I tre escono dalla sala e si sbarazzano delle tute, tornando poi nel primo salone, dove si fermano davanti ad una delle postazioni viste in precedenza

-Immagino sappia usare un microscopio elettronico, Mr. Stark.- dice Killian -Questo è tarato in nanoscala.-

            Cerca di impressionarmi o è solo scortesia innata? Si chiede Tony, mentre manovra i comandi del microscopio e sul monitor davanti a lui appare una specie di sfera che secondo la scala che appare sul video è grande 200 nanometri.

-Per curiosità: cosa sto vedendo?-

-Il Nostro Nanorobot CK1.- spiega la Dottoressa Hansen -Specificamente disegnato per attaccare e distruggere le cellule cancerose e debellare il cancro. In sostanza un batteriofago artificiale in grado di fare quello che le difese naturali e la risorse mediche tradizionali non riescono a fare. Noi lo chiamiamo nanofago. Siamo solo al primo stadio, ma riteniamo di poter avere un successo pari al 95%.>>

-Ve lo auguro. Questi nano-organismi agiscono sul principio di quelli che hanno attaccato l’altro giorno a New York. Solo che quelli distruggevano tutta la materia organica… ed anche quella inorganica, almeno in parte. Questo vostro… nanofago… potrebbe essere riconvertito per….-

-Impossibile!- ribatte con forza Maya -È stato disegnato per attivarsi solo in presenza di particolari marcatori genetici e poi ha un’autonomia molto limitata ed un meccanismo di autodistruzione. L’ho disegnato io stessa ed è stato ricontrollato più volte dalla nostra equipe che oltre al Dottor Killian ed alla sua squadra di biologi molecolari comprende alcuni tra i migliori specialisti in oncologia. Noi produciamo macchine che guariscono e non killer come quelli di cui mi hai detto.-

-Non ti scaldare, Maya. Resta il fatto che organismi come quello sono fattibili, non è forse vero?-

            Hansen e Killian restano in silenzio e si scambiano uno sguardo imbarazzato, poi è Maya a decidersi a rispondere:

-In effetti, la tecnologia per produrre nanofagi killer non è molto diversa. Tutto dipende dalla programmazione. Preferisco non pensarci, però.-

            I tre restano in silenzio finché non hanno percorso tutta la via del ritorno, poi…

-Un tour davvero istruttivo.- commenta Tony –Un giorno, Dottor Killian potrei farle conoscere un mio amico che potrebbe dirle due o tre cosucce sul lavorare con oggetti piccolissimi.-

-Immagino che parli del Dottor Henry Pym.- replica Killian –Ho seguito i suoi lavori e mi sono stati anche di ispirazione. Un vero peccato che abbia deciso di applicare i suoi talenti alla carriera di supereroe e non alla ricerca. Un vero spreco.-

-Non lo sottovaluti, dottore. Hank Pym potrebbe sorprenderla.- Tony si rivolge, quindi, a Maya –Avrei preferito farti avere degli esemplari dei nanofagi killer, ma, proprio come quelli che mi hai fatto vedere, avevano un meccanismo di autodistruzione. Perfino i sensori dell’armatura di Iron Man non sono stati capaci di trovarne traccia e sono tarati a livello molecolare. Un disegno a cui ha collaborato proprio Hank Pym, tra l’altro.-

-Dispiace anche a me.- ribatte Maya –Avrei voluto saperne di più sull’autore di una tecnologia così mortale, ma spero di esserti stata utile ugualmente.-

-Molto utile, credimi. Mi piacerebbe poter approfondire l’argomento. Magari io e te potremmo farlo stasera a cena, se ti va e già che ci siamo ne potremmo approfittare per ricordare i vecchi tempi.-

-Io… perché no? Stasera alle 8?-

-Perfetto. Ora, se volete scusarmi, devo lasciarvi: ho impegno a pranzo e mi piace essere puntuale.

-È bionda o bruna, Tony?- chiede Maya.

            Tony sorride e fa l’occhietto.

-Tu credi troppo alla stampa scandalistica.- replica.

            Maya dà a Tony l’indirizzo dove venirla a prendere in serata e poi, assieme a Killian, lo accompagna fuori dall’edificio e lo guarda salire in auto e partire.

-Credi che abbia capito che gli abbiamo nascosto qualcosa?- chiede Killian.

-Tony Stark è uno degli uomini più intelligenti che abbia conosciuto, forse uno dei più intelligenti dell’intero pianeta. Ma anche se sospettasse qualcosa so come tenerlo a bada, credimi.-

 

            Mentre si lascia alle spalle i laboratori Futurepharm Tony compone rapidamente un numero telefonico e dopo pochi secondi…

-Ciao Felix. Come sta il mio ex vicepresidente, nonché avvocato, preferito? E Veronica? E il bambino? Bene, sono contento. Ora veniamo agli affari: vorrei che tu facessi una ricerca per me: mi interessa sapere chi è l’attuale socio di maggioranza della Futurepharm di Austin, Texas. Si: potrebbe essere urgente, chiamami quando sai qualcosa. Si, spero anch’io che ci si possa rivedere presto. Magari la prossima volta che passo da Los Angeles...-

            Ed ora, pensa Tony, teniamoci pronti ad un interessante incontro con una giovane hostess.

 

            Manhattan, New York. Oggi. Meredith McCall finisce di vestirsi e si guarda allo specchio compiaciuta. Un pizzico di vanità non guasta mai, pensa divertita. Attraversa l’appartamento vuoto. Tony è fuori città e Joanna Nivena-Finch chissà dov’è. Probabilmente né lei , né Tony sospettano che lei ha capito cosa è accaduto tra loro negli ultimi tempi e del resto… non sono affari suoi, giusto? Qualunque cosa ci fosse stata tra lei e Tony è finita da troppi anni ormai e lei sarebbe pazza a pensare di farla rivivere.

Scuote la testa entrando in ascensore. Saluta allegramente il portiere mentre esce dalla Stark Tower e fa un cenno cordiale all’autista della limousine che la sta attendendo e sale a bordo. L’ospitalità di Tony ha i suoi vantaggi, ma uno di questi giorni dovrà procurarsi un’auto, magari una corvette.

Sogni, soltanto sogni, ora deve concentrarsi sul mondo reale. Ha fatto grandi progressi con suo figlio, ma non è abbastanza. Purtroppo non esiste un manuale della madre perfetta, deve imparare un passo alla volta e lui con lei.

Dietro la limousine una silenziosa auto scura la tallona implacabilmente.

 

 

3.

 

 

Villa Stark, Southampton, Contea di Suffolk, Long Island, ieri. Dire che Philip Grant si sente fuori posto sarebbe un delicato eufemismo. Lui non ha niente a che fare con questo mondo in cui si è trovato solo perché le bizzarrie del caso hanno fatto sì che fosse il frutto di un amore adolescenziale di Tony Stark, cosa di cui entrambi erano ignari fino a circa un anno prima e magari era meglio che continuassero così.

-Ma devi portare sempre quegli stupidi occhiali da sole anche quando è sera?- a fare la domanda è stata Kathy Finch, la stupida ragazzina che è anche sua sorellastra, un altro risultato della riluttanza di Stark a prendere precauzioni.

-E tu devi sempre fare domande stupide?- ribatte –Perché non te ne torni a giocare con la tua bambola preferita e non lasci in pace gli adulti?-

-E tu saresti un adulto?-

            A questo punto interviene Joanna, la madre di Kathy.

-Attento a come parli a mia figlia, tu…-

            Philip, il Corvo, come ama farsi chiamare in certi ambienti, la ignora e si allontana. Mentre si aggira tra questi degenerati esemplari della classe capitalistica, non può, però, fare a meno di ammirare il luogo in cui si trova. Mentre percorre il corridoio si ferma accanto al ritratto di un uomo ed una donna. L’uomo somiglia molto a Tony Stark, ma il suo sguardo è molto più duro e ferreo.

-Sono i tuoi nonni: Howard e Maria Stark.-

            Philip si volta di scatto. Dietro di lui c’è Meredith McCall, la sua madre naturale. Inutile negarlo, il fatto che gli sia arrivata alle spalle senza fare il minimo rumore, come uno spettro, lo innervosisce non poco.

            Meredith passa un dito sul viso di Howard Anthony Stark.

-C’è stato un tempo un cui l’ho odiato.- dice –Fu anche colpa sua se io e Tony fummo separati e tu non sei potuto crescere come uno Stark, com’era tuo diritto di nascita .-

-Che peccato eh? Niente cucchiaio d’argento per me. Secondo me non dovresti avere troppi rimpianti. Se avessi sposato Tony, probabilmente avreste divorziato dopo pochi anni ed il caro nonno avrebbe fatto del suo meglio per avere l’affidamento. Non succede sempre così nelle soap opera?-

            Meredith abbozza un sorriso.

-Può darsi che tu abbia ragione… ma almeno saresti stato con me.-

-Bel guadagno. Sarei stato membro di una famiglia che rappresenta la maggior parte delle cose che detesto.-

-Tu fai già parte di quella famiglia. Per questo sei qui oggi. Può non piacerti, ma è così. Sei uno degli eredi di Tony Stark, anche se spero che accada il più tardi possibile.-

-Beh, non sono i soldi quello che mi interessa. A parte la mia paga alla Stark-Fujikawa, ho un bel gruzzoletto da parte. Il caro cugino Morgan non è il solo a godere dei benefici delle banche off shore.-

            Non sa perché l’ha detto. Non ne aveva bisogno, ma voleva impressionare quella donna… oppure c’è un altro motivo?

-E dove avresti preso questi soldi?- chiede Meredith –Aspetta! I soldi scomparsi dei conti correnti off shore della Roxxon. So che in molti si chiedevano dove fossero finiti. Sei stato tu a violare i loro codici di sicurezza e ad esporre le loro malefatte… compreso il loro ruolo nell’assassinio dei tuoi nonni.-

-All’epoca non lo sapevo, ma se davvero avessi approfittato del momento per ripulire i loro conti esteri e trasferirli in qualche altra banca in un modo assolutamente irrintracciabile, e non sto ammettendo di averlo fatto, non sarebbe stata una sorta di giustizia poetica?-

-Si, direi di si. Dopotutto quei fondi servivano a finanziare attività illecite e qualunque uso tu decida di farne, sarà migliore sicuramente.-

            Philip sogghigna

-Ti ringrazio della fiducia. Immagino che questo voglia dire che non mi denuncerai per furto, evasione fiscale e chissà quale altro reato.-

            Stavolta è Meredith a sorridere.

-Credi che una buona madre lo farebbe?- replica –E poi… non è che io stessa sia una che rispetta sempre la legge, sai?-

            Una cosa è certa, pensa Philip Grant, il fato non gli ha dato dei genitori comuni.

 

            In un luogo non meglio identificato. Oggi. Una mano dalle dita adunche su ciascuna delle quali spicca un anello di foggia diversa riappende una cornetta del telefono, poi l’uomo a cui quella mano appartiene appoggia la schiena alla spalliera della sua sedia e congiunge le mani riflettendo. Infine accende un monitor dove appare il volto di un cinese.

-Mi aggiorni, dottor Yang.- intima senza troppi preamboli.

<<I dati del nostro esperimento sul campo sono decisamente ottimi, mio signore. Possiamo sicuramente passare alla fase due.>>

-Ottimo. Voglio che cominciate immediatamente.-

<<Senz’altro. Mi scusi se ho l’ardire di chiederlo, mio signore, ma… perché per l’esperimento ha scelto proprio quei due luoghi a New York? Non metto in dubbio la sua saggezza, ma così facendo ha messo all’erta le autorità americane ed il suo più acerrimo nemico.>>

-Non ho problemi a risponderle, dottor Yang. Ho scelto di attaccare i luoghi legati a Tony Stark perché in fondo credo di essere un sentimentale. E poi… proprio come i miei gloriosi antenati… adoro il gusto della sfida. Senza una buona sfida, senza il rischio della sconfitta, non c’è nessuna soddisfazione nel conseguire la vittoria… e la vittoria è più dolce quando hai dato al tuo nemico la possibilità di fermarti e lo vedi fallire.-

            Il Dottor Yang non è certo di aver capito, ma preferisce non approfondire. Con il suo padrone è sempre meglio non mostrarsi troppo dubbiosi.

 

            Austin, Texas. Oggi. La cena è ottima sotto ogni punto di vista. Maya Hansen si è fatta trovare in un abito ben diverso da quello che indossava al mattino alla Futurepharm, un abito che esalta le sue forme e con una generosa scollatura, che Tony non può fare a meno di ammirare, ed ha sciolto i capelli, che ora ricadono liberi lungo il collo.

            Quando hanno servito il vino Maya ha chiesto a Tony se la cosa lo infastidiva od imbarazzava e quando lui ha risposto che non c’erano problemi, Maya ha approfittato generosamente della bevanda. Tony non se la ricordava così disinibita. Ai tempi in cui entrambi studiavano al M.I.T. (tempi che stanno ricordando insieme) gli era sempre sembrata un po’ rigida, anche se, ripensandoci una sera…

-Ti ricordi quel professore un po’ matto, quello che si dava le arie da Hippy?- dice Maya interrompendo le divagazioni di Tony –Non ricordo più il suo nome.-

 -Vuoi dire Sal Kennedy? Certo. Un vero eccentrico: camicia hawaiana, capelli lunghi e coda di cavallo, libertario… ma anche un ingegnere ed insegnante coi fiocchi. Devo anche a lui se ho imparato ad affrontare i problemi in maniera non convenzionale. Non ho più sentito parlare di lui dopo aver preso il Master e… quel che è successo con la morte dei miei genitori.-

-Credo che si sia ritirato nelle montagne della California a coltivare marijuana.-

-Stai scherzando? Beh, in fondo sarebbe il tipo.-

-Non parliamo più di lui, Tony, ma di noi. Ti tratterrai molto ad Austin?-

-Almeno sino a domani pomeriggio, poi dovrò tornare a New York. Ho diverse cose a cui pensare.-

-Lo immagino. Ho sentito che hai lasciato tutte le tue cariche direttive per concentrarti sulla ricerca e sulla tua famiglia. Non ti facevo un uomo di famiglia Tony. Mi ricordo un Tony Stark diverso.-

-Non so quanto sono diverso oggi.-

-Perché non lo scopriamo assieme?-

            Non passa molto tempo dopo la cena che i due sono nella stanza d’albergo di Tony. In breve tempo i loro vestiti sono sparsi per la stanza e Tony ha l’occasione di scoprire quanto disinibita sa essere Maya Hansen ed adeguarsi al fatto che non dormirà molto quella notte.

            È mattino inoltrato, quando si ritrova in un letto disfatto con accanto Maya Hansen, che si stira soddisfatta.

            Quando arriva il servizio in camera con la colazione, Maya si limita a tirar su il lenzuolo a coprire le parti strategiche e non si cura troppo degli sguardi del cameriere e dopo che è uscito, i due consumano la ricca colazione parlando di vari argomenti. Il cellulare di Tony squilla e lui risponde automaticamente.

-Pronto? Oh Pepper, ciao.- Nel guardarlo Maya giurerebbe che è arrossito e che la sua voce tradisce imbarazzo –Si, non preoccuparti, tornerò in tempo. Si, il viaggio è stato utile ed ho fatto delle scoperte interessanti, ma ne parleremo al mio ritorno. Penso di essere a New York nel primo pomeriggio… si, ora est. A presto.-

            Mentre Tony stava parlando con Pepper Potts, Maya si è messa dietro di lui, circondandogli il torace con le braccia e facendogli scivolare le mani lungo il petto ed il ventre, continuando finché, con gli ultimi convenevoli di rito, Tony si congeda da Pepper.

-Scusami.- le si rivolge Tony, sentendo la pressione dei suoi seni contro la sua schiena e non potendo impedirsi certe reazioni nella zona dell’inguine. –Questa storia dei nanorobot ci tiene tutti in fibrillazione.-

-Capisco.- ribatte Maya –Non importa. Intanto che parlavi anch’io ho fatto delle scoperte interessanti.- aggiunge con un sorriso malizioso, mentre la sua mano giunge ad un certo punto.

-Maya!- esclama Tony –Sai che sei davvero priva di ogni ritegno?-

-Credevo l’avessi già capito stanotte.-

            E Tony rinuncia a replicare per abbandonarsi alle richieste della sua libido.

 

 

4.

 

 

Villa Stark, Southampton, Contea di Suffolk, Long Island. Due sere fa. Tony Stark sosta nel portico di Villa Stark immerso nei suoi pensieri, quando gli si affianca suo cugino Morgan.

-Speravo di poterti parlare da solo, Tony.- gli dice.

-Perché?- chiede Tony. Anni di esperienze non proprio buone gli hanno insegnato a diffidare delle iniziative di suo cugino.

            Morgan sembra esitare. Prende Tony sottobraccio e lo porta più avanti nel vialetto, guardandosi intorno come a sincerarsi che nessuno li stia ascoltando, poi si decide a parlare:

-Tu sai che io sono il secondo azionista della Stark-Fujikawa…-

-Non è certo un segreto, ma è sempre la famiglia Fujikawa ad avere il pacchetto di controllo.- replica Tony.

-Questo è vero… però negli ultimi tempi ho rastrellato un altro po’ di azioni tramite certi fondi di investimento ed anche tu hai un pacchetto di azioni della S-F. Se li mettiamo insieme e se grazie all’influenza che tu puoi avere sui piccoli azionisti riusciamo ad avere le loro deleghe, possiamo ottenere la maggioranza alla prossima assemblea e riprenderci ciò che è nostro.-

-Ammetto che l’idea mi tenta, Morgan, ma… non sono molto convinto di volermi mettere contro Kenshiro Fujikawa adesso, non quando lui mi ha aiutato a mantenere il controllo della REvolution. Mi sento in debito con lui.-

            Sul volto di Morgan Stark è evidente la delusione.

-Capisco… beh se mai dovessi cambiare idea, sai dove trovarmi.-

            Nessuno dei due si accorge che attraverso il vetro di una finestra del piano superiore una giovane donna giapponese ha seguito la loro conversazione.

 

            Varie parti del Mondo. Oggi. Il Darfur, nel cuore del Sudan, è una regione tormentata dalla guerra civile. Per i forzati residenti di questo campo profughi, il nemico si chiama Janjawid, i feroci guerriglieri di etnia araba che, col tacito consenso del Governo Centrale Sudanese, si dedicano al massacro della popolazione non araba e non musulmana. Oggi un piccolo gruppo di guerriglieri a cavallo ha programmato un raid punitivo contro il campo, ma qualcuno ha idee diverse per tutti e due.

            All’inizio sembra solo una nube nera che suscita perplessità negli osservatori, poi si abbassa rapidamente e sembra dissolversi di colpo. Il resto accade rapidamente: uomini, donne ed animali, sia nel campo profughi che tra i guerriglieri, si contorcono nell’agonia mentre vengono letteralmente divorati vivi dall’interno. In pochi minuti, lunghissima eternità per le vittime, tutto è finito e nel terreno rimane solo una poltiglia sanguinolenta a testimonianza di ciò che è accaduto.

            Una scena analoga avviene quasi contemporaneamente nel distretto economico di Shangai, in Cina. In meno di tre minuti tutti coloro che si trovano all’interno di un palazzo di uffici di 30 piani hanno cessato di vivere, uccisi in maniera atroce.

            Nello steso momento una nube nera si manifesta nel cuore di Amsterdam, nei Paesi Bassi. Nessuno di coloro che si trova in strada in quel momento sopravvive.

 

            Nei cieli sopra il Texas, tardo pomeriggio. Oggi. La figura rossa e oro di Iron Man sta volando a diverse migliaia di metri sopra la superficie, mentre sopra di lui si staglia la silhouette dell’Eliveicolo dello S.H.I.E.L.D.

<<Finora tutto bene capo. La via è sgombra ed i sensori non rilevano traccia di quei nanocosi.>> dice attraverso il comunicatore installato nell’elmetto.

            Dall’interno di una Porsche Carrera 997 modificata per poter volare grazie a dei Jet posti sotto le ruote ora disposte orizzontalmente, risponde Tony Stark, che si trova nel sedile di dietro in compagnia di Maya Hansen.

-Grazie Iron Man, ottimo lavoro. Continua il tuo giro, se avremo bisogno di te… beh, temo che lo capirai da solo.- risponde Tony.

<<Ricevuto forte e chiaro, capo.>> replica Michael O’Brien da dentro l’armatura. Non può negare di essere preoccupato, visto che il nemico, chiunque sia, usa armi invisibili che mangiano anche il metallo, ma una parte di lui è contenta di essere ancora in azione in armatura. Spera di non doversi pentire di questa sensazione.

            All’interno della Porsche Tony Rivolge un sorriso un po’ forzato a Maya –Non è male avere una guardia del corpo come Iron Man in giro in questa situazione, non trovate?-

.Immagino di si, signore- risponde l’agente dello S.H.I.E.L.D. che funge da autista -Oh, eccoci arrivati.-

            L’auto atterra sulla plancia dell’Eliveicolo, mentre i jet si spengono e le ruote riprendono la loro normale configurazione.

-Un’auto volante.- commenta Maya –Ora posso dire di averle viste quasi tutte.-

-È solo un progettino che ho realizzato un pomeriggio che non avevo niente di meglio da fare.- replica Tony e Maya non può non chiedersi se sta scherzando o no.

            Appena all’interno dell’Eliveicolo i due sono accolti da due uomini. Il primo è alto, massiccio, con i capelli rossi, appena venati da spruzzi di bianco alle tempie, indossa un normale abito da ufficio su cui porta un camice bianco; il secondo è più basso, magro, quasi calvo, a parte due ciuffi di capelli bianchi alle tempie, porta gli occhiali ed indossa un camice abbottonato sino al collo.

-Piacere di vedervi.- dice l’uomo dai capelli rossi –Io sono il Dottor Timothy Dugan Junior, Responsabile scientifico e questo signore al mio fianco che sembra uno scienziato pazzo… è, in effetti, uno scienziato pazzo. Si chiama Sidney E. Levine ed è il Capo del reparto tecnico, noi lo chiamiamo Gaffer.-

-È un po’ come il Q dei film di 007, se ho capito bene.- commenta Maya.

-Qualcosa del genere.- risponde Gaffer, divertito.

-Com’è la situazione Tim?- chiede Tony –Com’è che hanno lasciato te al comando? Dove sono tuo padre, Nick e la Contessa?-

-Occupati.- è la secca risposta di Tim Dugan –La situazione è in continua fibrillazione. Perfino i Cinesi sono spaventati a morte. Per la prima volta da che esiste lo S.H.I.E.LD. ci hanno dato l’autorizzazione ad operare sul loro suolo. Sono contento che sia qui, dottoressa Hansen. Conosco il suo lavoro e spero che ci possa aiutare a debellare questi nanoassassini. Per questo, quando abbiamo saputo che Mr. Stark l’aveva contattata, abbiamo deciso di convocare anche lei.-

-Spero davvero di poter essere utile.-

-Lo spero anch’io. Seguitemi.-

            Mentre percorrono un lungo corridoio il cellulare di Tony squilla. Quando vede il numero di Felix Alvarez, che lo chiama dalla California, risponde subito.

-Dimmi Felix.-

<<Ci è voluto un po’, ma ho trovato le informazioni che volevi.>> risponde l’avvocato <<La prima parte è stata facile: la Futurepharm era sull’orlo del fallimento quando è stata rilevata dalla Prometheus Gentech, una piccola compagnia con sede ad Omaha, Nebraska, che si occupa di ricerche genetiche e bioingegneria. Ha circa 400 dipendenti, compresi i dirigenti.>>

-Non ha senso.- replica Tony –Dove ha trovato una compagnia del genere i soldi per risanare la Futurepharm e dotarla dell’attrezzatura avveniristica che ho visto?-

<<Ci sto arrivando, Tony. Ho fatto ricerche sulla proprietà della Prometheus ed ho scoperto che è posseduta da una società che a sua volta è posseduta da un’altra e così via. Apparentemente la maggior parte di queste società sono gusci vuoti ed hanno sede in paradisi fiscali. Sono fatte apposta per mascherare il vero proprietario. Non mi sono arreso ed alla fine della piramide ho trovato una società con sede a Hong Kong, una holding finanziaria con molteplici interessi che si chiama Temujin Enterprises.>>

-Temujin Enterprises? Mi dice qualcosa, ma sul momento non ricordo. Grazie Felix.-

            Tony riattacca e continua a rimuginare, accorgendosi a malapena di aver perso di vista gli altri. Improvvisamente la classica lampadina si accende nel suo cervello e ricorda: Temujin era il vero nome del condottiero mongolo meglio noto come Gengis Khan e lui conosce un folle che afferma di essere discendente diretto di Gengis Khan, uno con l’ingegno, le risorse e le capacità di concepire e realizzare un piano così pazzo come quello che si va delineando.

            Maya Hansen, che lo sappia o meno, lavora per il Mandarino ed in questo momento si trova all’interno dei laboratori dello S.H.I.E.LD.

            In preda al panico Tony comincia a correre.

 

 

FINE SECONDA PARTE

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Ebbene, eccoci alla conclusione del secondo capitolo. Praticamente niente Iron Man, a parte un cameo di Mike O’Brien in quel ruolo, ma già nel prossimo episodio le cose cambieranno… oh se cambieranno. Ma veniamo alle note:

1)       Molti voi saranno familiari con Maya Hansen, personaggio creato da Warren Ellis & Adi Granov in Iron Man Vol. 4° #1 (In Italia nella collana 100% “Iron Man: Extremis”) ed ulteriormente sviluppato da Daniel & Charles Knauf nei successivi numeri della collana. La mia Maya Hansen, però, pur partendo dai medesimi presupposti sarà alquanto diversa. Quanto diversa forse lo avrete già capito in parte, per il resto ve ne accorgerete troppo.

2)       Alcuni di voi penseranno che ho esagerato con la soap opera in questo episodio, a scapito dell’azione. Fidatevi: ogni cosa che avete letto ha un senso preciso ed avrà ricadute nei prossimi episodi.

3)       Timothy Aloysius Cadwallader Dugan Jr. (tanto per chiamarlo col suo nome completo -_^) è un personaggio di mia creazione, almeno in parte. Che Dum Dum Dugan abbia dei figli e pure dei nipoti è cosa risaputa e che il suo primogenito maschio possa avere il suo nome è cosa altrettanto probabile, viste le tradizioni irlandesi. Tutto il resto è opera mia.

4)       Credito dove il credito è dovuto. Qualcuno potrebbe pensare che io mi sia ispirato alla storyline dell’Iron man USA intitolata “Perseguitato. Ammetto che vi sono delle somiglianze, ma la vera ispirazione (e forse l’ispirazione per gli stessi Knauf) viene da un romanzo di Robert Ludlum & Patrick Larkin, che mi ha suggerito l’uso della nanotecnologia ed a cui mi sono ispirato per molti particolari tecnici. Se poi riuscirò effettivamente a differenziare la mia storia da quelle citate e quanto ci riuscirò lo lascerò giudicare a voi lettori.

Nel prossimo episodio: Tony Stark sa chi è il suo avversario, ma questa conoscenza potrà aiutarlo ad evitare la catastrofe imminente? E qual è il ruolo di Maya Hansen: pedina inconsapevole o peggio? Avete un solo modo per scoprirlo e sapete tutti qual è. -_^

 

 

Carlo



[1] Uno era il cosiddetto Iron Man del 2020 (una datazione ormai obsoleta, temo), che era proprio un Arno Stark ormai adulto e cinico. L’altro era Andros Stark, un Iron Man del 22° secolo o giù di lì)

[2] Federal Bureau of Superhuman affairs, l’agenzia indipendente del Governo americano che si occupa di tutto ciò che riguarda i superumani nazionali e non solo.

[3] Massachussetts Institute of Technology.

[4] Il nanometro è un’unità di misura pari ad un miliardesimo di metro.